La possessione tra cultura della terapia e sacro

di Paolo Cianconi, Osvalda Cuccarese, Santina Calì, Virginia Maloni, Francesco Grillo (1)

Introduzione
La storia della possessione in Europa mostra come, fin dalla nascita della moderna psichiatria, teologia e scienza abbiano istituito un rapporto dialettico teso alla definizione e delimitazione delle reciproche aree di competenza e di intervento nel trattamento e nella cura degli “ossessi”.
Da un lato, le scienze mediche e psichiatriche, da Charcot in poi, hanno ricondotto gradualmente le manifestazioni psico-fisiche, tradizionalmente interpretate in sede religiosa come segno di possessione, sul  piano delle alterazioni psichiche da osservare clinicamente e da spiegare con cause naturali; la possessione è stata da allora variamente assimilata alla sintomatologia isterica o agli stati dissociativi, alle somatosi.
Tra l’interpretazione scientifica e quella religiosa del fenomeno rischia però di esservi un “terzo escluso”: la cultura [il sistema culturale]. Ciò che distingue e rende possibile la possessione rispetto ad altri stati di modificazione della coscienza a sfondo rituale-religioso, come ad esempio la trance, è proprio la presenza di un’interpretazione, di una valutazione culturale disponibile nel contesto in cui ha luogo, e cioè la credenza nella possibilità, da parte di potenze, agenti o entità esterne, di incarnarsi in un essere umano. Anche le manifestazioni più drammatiche e apparentemente “misteriose” della possessione, che tanta fortuna hanno trovato e trovano presso i media, nel mondo del cinema e della letteratura (come la glossolalia, il parlare lingue “straniere” o “sconosciute”, esibire comportamenti specifici verso i simboli religiosi, conoscere eventi passati o futuri) ricevono un senso dal loro contesto specifico, nel quale risultano culturalmente e ritualmente significative. L’interesse dello psichiatra e/o dello psicologo allo studio della possessione risiede proprio nel suo essere una tecnica (tecnè), un dispositivo culturale di controllo e risoluzione delle crisi, di digestione della varianza, le cui forme e i cui contenuti – l’entità o potenza che può possedere, le caratteristiche degli “ossessi”, l’andamento e l’esito della possessione come anche i rimedi o cure a disposizione – sono modellati, trasmessi e accettati nel contesto di riferimento. Per questo motivo, non esiste una possessione ma le possessioni, con forme diverse a volte coesistenti nella medesima tradizione culturale-religiosa.

Inquadramento scientifico
Il DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) inquadra la possessione tra le Sindromi Culturalmente Caratterizzate, espressioni culturali che vorrebbe distinguere da specifici disturbi mentali. Anche la possessione, quindi, “si riferisce a modalità ricorrenti, caratteristiche di certe regioni, di comportamento aberrante e di esperienza disturbante che possono essere o meno collegabili a qualche particolare categoria diagnostica del DSM-IV. Molte di queste modalità sono considerate anche localmente malattie, o per lo meno fastidi, e molte hanno denominazioni locali”. Ricordiamo che in Italia sono presenti quattro Sindromi Culturalmente Caratterizzate: la possessione (Zar nel DSM IV-TR), la fuga dell’anima (Susto nel DSM IV-TR), il malocchio (Mal de ojo nel DSM IV-TR, da considerarsi estinta e trasformata in affatturazione, nella dicitura popolare) e infine l’affatturazione stessa (Rootwork nel DSM IV-TR, fattura, malocchio, ‘occhio, gialla ecc.); tutte queste sindromi risalgono a tempi pre-romani (almeno all’epoca della colonizzazione Greca). Nello specifico la sindrome dell’invasamento (possessione) nel DSM IV-TR viene identificata con il nome di ZAR etiopico poiché è in quella tipologia di immigrati che è stata osservata dagli Statunitensi. Torniamo, quindi, al concetto sopra affermato: non esiste solo una, ma molteplici forme di possessione: la possessione è un fenomeno presente nel continente africano, nelle culture della diaspora servile africana, in gran parte del mondo mediterraneo e medio-orientale, nonché nelle varie culture di ambito cristiano, induista, animista e via dicendo.

La cultura dell’invasamento
Secondo il DSM IV-TR la manifestazione della sindrome consiste per lo più in “…episodi dissociativi che possono manifestarsi con grida, risa, testate contro i muri, o pianto. I pazienti possono mostrare apatia e ritiro, rifiutandosi di mangiare o di svolgere i propri compiti quotidiani, oppure possono sviluppare un rapporto di lunga durata con lo spirito possessore. Localmente, tale comportamento non viene considerato patologico”. Noi aggiungeremmo l’aspetto coreutico, il tremore che va dal brivido alla crisi simil-epilettica del cingolo scapolo-omerale, la caduta di forza delle gambe, l’ipersudorazione, il blocco di vari gruppi muscoli, soprattutto pellicciai del volto (smorfia di Dioniso da cui anche è tratta la maschera teatrale), possibilità di amnesia al rientro ecc. I casi di patologia psichica, o comunque di confine, non mancano. E’ difficile capire una sindrome come la possessione se il terapeuta non ne ha esperienza; la mancanza di competenza sul filtro culturale conduce ad errori. Generalmente è noto ormai che si possono incontrare delle difficoltà quando applichiamo i soli criteri del DSM-IV (o ICD-10) in un contesto o in una situazione multiculturale; è, tuttavia, evidente che i casi di franca patologia vanno comunque demandati allo psichiatra o allo psicologo.
La licantropia greca, l’invasamento dionisiaco, il berserk dei vichinghi, il vampirismo slavo-turco, la possessione del diavolo, le possessioni del Candomblè, il tarantismo e i riti dell’Argìa sono tutte possessioni-manifestazioni che hanno attraversato lo spazio e il tempo; esse oggi sono il risultato di deformazioni storiche, sociali e culturali. Alcune di queste si presentano come forma arcaica intermedia del contatto polimorfo con gli antenati, animali mitologici, divinità, alter mostruosi domati e disposizioni particolari, strutturazioni identitarie della coscienza, antiche come i sapiens. Diverse religioni hanno da sempre con sé la possessione, ad esempio gran parte dei culti sincretistici della diaspora schiavistica, soprattutto afro-americani come il Candomblè, il Vodoo, la Santeria, il Kimbanda, l’Umbanda. Queste possessioni hanno strutturazione “teatrale” con cui i soggetti assumono modi e comportamenti delle personalità divine “incorporate”. Più complesso è il ruolo della possessione cristiana, che a rigor di termini sarebbe rappresentata dal diavolo che entra nei corpi e, in forma diversa, dall’ispirazione dello Spirito Santo. Oggi la Chiesa Cattolica propone condizioni molto stringenti per riconoscere una vera possessione (gli esorcisti maggiormente preparati non ritengono sufficienti glossolalia e manifestazioni di forza sovrumana, mentre ritengono possibile la presenza demoniaca quando si hanno fenomeni di preveggenza o lettura del pensiero). La possessione, inoltre, contamina e penetra i nuovi culti (messianici, millenarismi, evangelici, psicosette) ove si assiste ultimamente ad un nuovo aumento dei casi, soprattutto in regioni in cui la presenza di un sostrato di religiosità tradizionale (anche moderna) si scontra con fenomeni di altre realtà religiose o nelle crisi di identità sociale imposte dalla postmodernità. Tali Sindromi sono abitualmente circoscritte a società e aree culturali contraddistinte, rappresentando tipologie diagnostiche popolari locali che attribuiscono significati coerenti a un insieme di esperienze che si ripetono e che tendono a strutturarsi nel tempo. L’uomo, nel suo contesto culturale, può esprimersi anche con stati modificati di coscienza che non necessariamente vanno considerati stati patologici necessitanti di cura o terapia, ma semmai che vanno sottoposti ad osservazione. In sintesi, si ritiene che una tecnica complessa come il fenomeno mutevole bio-psico-sociale, quale è in vero la possessione, non appartenga al passato ma ne rappresenti le vestigia di antichi modi pre-moderni di cui vergognarsi o aver timore; questo errore di valutazione è stato già fatto. Al fine di evidenziarne il significato e la funzione specifica in base al contesto culturale di riferimento, sulla base della letteratura scientifica e delle esperienze effettuate nelle spedizioni sul campo, intendiamo offrire chiavi e strumenti di lettura utili allo studioso di discipline psichiatriche e psicologiche per un inquadramento dei fenomeni di possessione rituale nel mondo contemporaneo alla luce dei cambiamenti legati alla post-modernità. Siamo consapevoli che si tratta di un tentativo estremamente riduttivo.

Gli stati modificati di coscienza a sfondo religioso-rituale
La possessione comprende una gamma di fenomeni di modificazione dello stato di coscienza a sfondo rituale-religioso, caratterizzati dall’esperienza di essere invasi, assediati o sopraffatti (2) da una potenza o agente esterno, spesso di origine sovrannaturale. E’ proprio il nucleo di tale esperienza a distinguere la possessione da altri stati dissociativi a sfondo rituale, tra i quali il più noto e studiato è senza dubbio la trance: anche lo stato di trance, essenzialmente e fenomenologicamente analogo allo stato d’ipnosi, consiste in una destrutturazione o alterazione dell’ordinario stato di coscienza e nel consolidamento di uno stato altro, che si esprime in azioni poco complesse come movimenti convulsivi, cadute o corse. Ciò che distingue la possessione dalla trance è la comparsa di una o più identità alternative associate alla perdita della identità abituale, che si manifestano in comportamenti complessi (conversazioni e gesti caratteristici, ricordi, comunicazioni verbali specifiche) che, formalizzati o destrutturati, sono culturalmente riconosciuti come appartenenti ad una particolare potenza o agente della possessione. Perché si possa parlare di possessione sono infatti necessari dei fenomeni di destrutturazione dello stato di coscienza ordinario e la ristrutturazione di un nuovo equilibrio dinamico “altro”. In questo stato “altro” è essenziale che possa esser raggiungibile una guida. Questa forma di mappa è fornita dalla cultura, dal suono, dal corpo che partecipano insieme ad una esplorazione nel caos e allo stesso tempo forniscono all’individuo proiettato in quella dimensione diversa, una via da seguire per creare una forma espressiva (essere) e una strada per rientrare (tornare). Vi è possessione, dunque, ove vi sia un’interpretazione, una valutazione culturale disponibile nel contesto in cui la crisi iniziale ha luogo (3), che riesca ad assorbire il cambiamento di stato e la successiva trasformazione della persona, che diviene involucro di due o più nature.

Il dove: possessioni centrali e periferiche, volontarie e involontarie
Dal punto di vista esterno, processuale, dell’andamento o risoluzione della possessione, e del tipo di organizzazione rituale o sociale a cui essa dà luogo, avremo le possessioni periferiche e le possessioni centrali.
Le possessioni periferiche, in cui il numero degli spiriti invasori è relativamente ristretto e la loro natura negativa o francamente demoniaca, sono vissute come una subitanea e indesiderata invasione (4), per cui l’accento delle azioni rituali messe in campo per fronteggiarle cade essenzialmente sull’esorcismo, oppure esse si configurano come vere e proprie azioni magiche (5). Colpisce soprattutto categorie marginali o “a rischio”, come le donne o i membri della classi [fasce] sociali più deboli e svantaggiate, i quali riescono a far valere i propri interessi, avanzare richieste ed ambizioni, esigere attenzione o la riparazione di un torto nei conflitti sociali (6). Dal punto di vista del soggetto che la subisce, questo tipo di possessione è vissuta come involontaria e indesiderabile, e, comunque, comporta sofferenza, per cui lo spirito occupante deve essere individuato e in seguito espulso.
Le possessioni centrali, al contrario, divengono col tempo, cioè nelle fasi successive alla crisi o trauma iniziale, il modo regolare, stereotipato ed istituzionalizzato in cui un culto, caratterizzato in genere da interi pantheon di spiriti invasori, si stabilizza all’interno di un gruppo dotato di una leadership e di un seguito. Lo spirito invasore nelle possessioni centrali ha spesso un ruolo positivo, di sanzione morale e di riconferma delle norme della collettività; la possessione diviene il metodo di selezione dell’elite religiosa, poiché è segno dell’ispirazione e talvolta del favore divino, dell’idoneità della persona a seguire la vocazione religiosa e alla futura assunzione di ruoli rituali (7).

Il come: possessioni liturgiche e extra-liturgiche
La tradizione cattolica ammette la possibilità dell’invasione della persona da parte del Diavolo; in questo ambito, la possessione è vista e vissuta come indesiderata e non controllabile dalla persona “posseduta”, lo spirito invasore come negativo e diabolico, l’azione rituale è volta alla sua espulsione (esorcismo), e la possessione stessa si manifesta come adozione di una personalità aberrante e aliena. Accanto a questo modello istituzionalizzato di possessione (canonica), soprattutto le regioni del Mezzogiorno hanno conosciuto, sino a pochi anni fa, delle forme “popolari”, folkloriche (possessioni extracanoniche), poste fuori dell’ambito istituzionale della Chiesa sebbene gli spiriti guaritori fossero proprio i Santi cattolici: le possessioni extracanoniche consentivano l’espressione pubblica di stati di “follia”, delirio, convulsioni (epilessia) (8), mentre le azioni rituali (manipolazioni dell’immagine del Santo guaritore, rituali magici, pellegrinaggi) erano sviluppati ed elaborati “dal basso” (etnometodi), e venivano effettuati da operatori non riconosciuti come guaritori, carismatici, masciare o fattucchiere, o semplicemente dalle comari o dai parenti dell’ “ossesso”. Ad esempio nel Nord della Basilicata a San Donato era demandata la cura dei folli, degli indemoniati, degli epilettici attraverso il metodo della pesatura rituale (9), mentre nell’area delle Serre calabresi (Serra San Bruno) si riunivano, sino ad alcuni anni fa, decine di indemoniati ed ossessi, per essere curati attraverso il bagno nelle acque sacre, rese curative e miracolose dal Santo (10).

Possessioni e “scienze psico”
“Il comportamento ed il funzionamento della mente vengono così visti non solo come frutto di processi biologici o psicologici individuali ma come la risultante di una complessa interazione tra tre tipi di informazione: la memoria genetica dell’individuo che deriva dell’evoluzione biologica della famiglia di origine e della popolazione di appartenenza; la memoria culturale che deriva dall’evoluzione culturale della popolazione; la memoria psicologica che deriva dalla storia di vita individuale (11)”. La permanenza della possessione nella post-modernità è un canale interpretativo, visto che la sindrome prende forma e si adatta alla mimesi, seguendo le leggi e regole che deragliano dal senso comune e dalla realtà. Ecco allora che il malessere può manifestarsi attraverso una neo-possessione in un neo-rito esorcistico, che diventa luogo mentale di scarica della propria angoscia in un territorio ancora vuoto di significato. L’entropia sociale, il disagio, la confusione, la sofferenza sono prima impersonali e poi si impossessano di un nome. Questo è da sempre il primo passo della cura, cioè nominare l’agente esterno che ha penetrato le nostre difese; ciò lo si è appreso storicamente proprio dalla possessione. In un certo senso, come accade anche per altri dispositivi umani (lo stress, la paura, la reazione della folla), la trance da possessione si situa tra i meccanismi “altri” di comunicazione, dove e quando quelli codificati dalla specie falliscano. Il compito di ogni terapeuta, psichiatra, psicologo, in quanto mediatore del disagio, dovrebbe essere quello di capire come il proprio intervento si possa inserire nella ricerca di senso, nel mondo che muta. E’ perfettibile avere operatori che sappiano svolgere il compito in accordo con i vari saperi, con i mediatori del sacro e i loro oggetti riconosciuti, che ricordiamo essere appartenenti alla cultura di un popolo. Una cura “riduzionistica”, oltre che relativamente meno efficace, rischia di avere, come prezzo da pagare, le stesse modifiche autocentrate che imprime al processo di plasmazione del significato sociale condiviso.

(1) Autori: Paolo Cianconi, Psichiatra, psicoterapeuta, antropologo, C. C. Regina Coeli di Roma; Osvalda Cuccarese, Psicologo, etnopsicologa; Santina Calì, Psicologo, psicoterapeuta; Virginia Maloni, Psicologo, psicoterapeuta; Francesco Grillo, Fisico.
(2) Suryani K. (1993). Trance and possession in Bali: a window on western multiple personality, possession disorder, and suicide, Oxford University Press.
(3) Geertz C. (1988). Interpretazione di culture, Il Mulino Bologna.
(4) Lapassade G. (1993). Stati modificati e trance. Sensibili alle Foglie, Roma.
(5) Bourguignon E. (1976). Possession. Chandler&Sharp, San Francisco.
(6) Douglas M. (1979). La stregoneria. Confessioni e accuse nell’analisi di storici e antropologi. Einaudi, Torino.
(7) Lewis I.M. (1972). Le religioni estatiche. Studio antropologico sulla possessione spiritica e sullo sciamanismo. Astrolabio, Roma,  e  Lewis I.M. (1993). Possessione, stregoneria, sciamanismo. Contesti religiosi nelle società tradizionali. Liguori.
(8) Minelli M. (2007). Memorie e possessione. Saggi etnografici. Morlacchi, Perugia.
(9) Lutzenkirchen G. (a cura di) (1981). Mal di luna. Newton Compton, Roma.
(10) De Martino E. (1962). Furore simbolo valore. Il Saggiatore, Milano
(11) Inghilleri P. Università degli Studi di Verona, “Percorsi a confronto”, 1° Incontro di Etnopsichiatria. Milano, 24 novembre 2000

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Bourguignon E. (1976). Possession. Chandler&Sharp, San Francisco
De Martino E. (1962). Furore simbolo valore. Il Saggiatore, Milano
Douglas M. (1979). La stregoneria. Confessioni e accuse nell’analisi di storici e antropologi. Einaudi, Torino
DSM IV-TR APA. Masson 2001
Geertz C. (1988). Interpretazione di culture, Il Mulino Bologna
Inghilleri P. Università degli Studi di Verona, “Percorsi a confronto”, 1° Incontro di Etnopsichiatria. Milano, 24 novembre 2000
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Lewis I.M. (1972). Le religioni estatiche. Studio antropologico sulla possessione spiritica e sullo sciamanismo. Astrolabio, Roma
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BIBLIOGRAFIA PER APPROFONDIMENTO

Cianconi P. (2011). Addio ai confini del mondo. FrancoAngeli, Milano
De Martino E. (1961). La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud. Il Saggiatore, Milano
De Martino E. (1960). Sud e magia. Feltrinelli, Milano
Drever J., Wallerstein H. (a cura di) (1964). The Penguin Dictionary of Psychology. Penguin Books: Harmondsworth – New York
Eliade M. (1974). Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi. Edizioni Mediterranee, Roma
Freud S. Il perturbante. Pubblicato per la prima volta sulla rivista Imago nel 1919
Ginzburg C. (1972). I benandanti. Stregoneria e culti agrari fra Cinquecento e Seicento. Einaudi, Torino
Lanternari V. (1960). Movimenti religiosi di libertà e di salvezza dei popoli oppressi. Feltrinelli, Milano
Métraux A. (1972). Il voodoo haitiano. Einaudi, Torino
Platone (a cura di Reale G.) (1998). Fedro. Fondazione Lorenzo Valla – Edizione CDE, Milano

Gabriella Alleruzzo

Author: Gabriella Alleruzzo

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