Sesso? No grazie!

SEGNALAZIONE

Gentile Osservatorio, ho letto in un articolo intitolato ‘Anoressia sessuale’, che ci sarebbe da preoccuparsi per un nuovo disturbo dei giovani che visitano troppi siti porno.

Pur considerando importante l’attenzione educativa evocata dall’articolo, non trovo corretto che si parli di ‘anoressia sessuale’ come di un disturbo mentale già codificato, da impiegarsi con significato univoco nell’informazione mediatica.

La relazione tra anoressia sessuale e utenti dei siti porno risulta scarsamente rappresentativa di un fenomeno complesso quale la perdita del desiderio sessuale e lascia intravedere l’urgenza di inquadrare il disagio. Lo stesso vale per il recupero dei casi, realizzato in tempi brevi con un percorso iper-semplificato.

Per queste ragioni trovo inappropriato il tono allarmistico delle dichiarazioni in oggetto e la sua conseguente amplificazione generata dall’impatto mediatico.

LINK ALL’ARTICOLO

http://www.salute24.ilsole24ore.com/articles/12802-salute-anoressia-sessuale-il-nuovo-disturbo-dei-giovani-che-visitano-troppi-siti-porno

ALTRI LINK COLLEGATI

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/youporn-ti-manda-in-bianco/2145407 24/02/2011

http://www.tgcom.mediaset.it/magazine/articoli/articolo504097.shtml 24/02/2011

http://armoniosamente.wordpress.com/2011/02/26/lanoressia-sessuale/ 26/02/2011

COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA EMMA MARIA COMENSOLI

Per conoscere i contenuti in segnalazione, è opportuno partire da alcuni stralci dell’intervista rilasciata dal professor Carlo Foresta, andrologo ordinario di Patologia Clinica all’Università di Padova, a latere del XXVI Convegno di Medicina della Riproduzione tenutosi ad Abano Terme.

“Negli ultimi mesi abbiamo trattato un numero sempre crescente di casi di giovani fra i 20 e 25 anni che lamentavano un calo drammatico del desiderio, senza però avere evidenti problemi di salute”. www.italiasalute.it 25/02/2011

“Abbiamo pensato di mettere in relazione i dati sulla frequentazione di pornografia on-line con alcuni disturbi che colpiscono una fascia di età molto giovane e sempre più frequenti negli ultimi anni”. www.europaoggi.it 24/02/2011.

Il professor Carlo Foresta precisa che l’anoressia sessuale non è una condizione irreversibile e che, con una buona assistenza, il recupero è possibile in alcuni mesi.

La ricerca promossa dal Prof. Foresta analizza i campioni maschili di due popolazioni diverse, una costituita da soggetti che si rivolgono allo specialista per curare un disagio accusato, l’altra da soggetti frequentatori dei siti porno. In effetti la ricerca presenta alcuni spunti che meritano una riflessione: 1- la realtà clinica del calo del desiderio, laddove quest’ultimo esprime una spinta complessa a soddisfare il bisogno sessuale; 2- la rilevazione di un eccessivo consumo di pornografia online; 3- la tendenza alla minuziosa categorizzazione diagnostica, amplificata dalla divulgazione mediatica.

La locuzione ‘anoressia sessuale’ vuole descrivere la condizione di un soggetto che in normale condizione fisica non prova desiderio sessuale, non ha fantasie erotiche ed evita situazioni e comportamenti volti all’esercizio della sessualità.

Helene Kaplan descrive l’anoressia sessuale come mancanza globale di desiderio e di eccitazione sessuale e la identifica come ‘inibizione sessuale generale” (Kaplan, 1974). L’inibizione può essere dovuta a fattori psicologici, ma può anche essere secondaria a  una manifestazione di depressione, di altre patologie organiche o da dipendenze da sostanze.

Il calo del desiderio sessuale è un fenomeno clinico affatto nuovo, è in forte progressione, colpisce maschi e femmine con tendenza a diffondersi in età sempre più giovanili; la sua denominazione come anoressia è materia di comunicazione mediatica da circa un decennio.

Il Journal of American Medical Association ha riportato una ricerca di grande portata i cui dati statistici sono stati commentati nell’ambito sessuologico: in USA, il 33 per cento delle donne tra i 18 e i 59 anni soffre di parziale o totale assenza del desiderio sessuale, contro il 16 per cento dei maschi. La professoressa Alessandra Graziottin, commentando questi dati, spiega che l’anoressia sessuale è la totale caduta del desiderio e delle fantasie erotiche. La dottoressa Maria Rita Parsi, chiama in causa una responsabilità negativa delle chat erotiche che innescano relazioni sessuali insane e insoddisfacenti mentre Willy Pasini fa risalire la diffusione dell’anoressia sessuale all’attuale disagio di coppia.

Il ‘Rapporto 2008 sugli italiani a letto’, presentato al nono Congresso della Federazione Europea di Sessuologia Scientifica, identifica coppie anoressiche e coppie bulimiche sulla base dell’appetito sessuale.

Sempre nel 2008, secondo un censimento effettuato in Gran Bretagna, la popolazione maschile adulta del Terzo Millennio, presenta un calo del desiderio senza precedenti tanto che gli esperti parlano di una vera “anoressia sessuale” tra i maschi del loro Paese.

La frequenza d’uso di ‘anoressia sessuale’ che si riscontra nel linguaggio mediale, sottende un’azione di parziale accorpamento dell’anoressia nervosa con i disturbi del desiderio senza ben individuare i criteri di identificazione del nuovo disturbo.

Di fatto, l’intreccio tra anoressia nervosa e anoressia sessuale è ancora scarsamente documentato.

Dal punto di vista clinico, esiste uno stretto rapporto tra anoressia nervosa e bulimia nervosa consolidato dal passaggio o dall’alternanza tra una forma di disturbo all’altra, senza risoluzione della condizione precedente. Sembra che lo stesso meccanismo sia applicabile all’anoressia sessuale e alla ‘bulimia sessuale’, con la differenza che, in assenza di altri dati clinici, non si può affermare per certo che l’una e l’altra rientrino nella patologia. Già mezzo secolo fa, Alfred Kinsey, uno dei pionieri della sessuologia, aveva dimostrato che la sessualità (in particolare quella maschile) si distribuisce su un continuum caratterizzato da una grande varietà del desiderio sessuale, da molto basso a molto alto (Kinsey et al., 1948; 1953).

Non da ultimo, la natura mutevole dei disturbi alimentari (DCA) e sessuali è enfatizzata dai nuovi mezzi di comunicazione e il loro dinamismo diventa materia di studio psicosociale oltre che sanitario. Ad esempio, l’interiorizzazione di modelli mediatici estetici e l’inseguimento massificato di un’immagine di sé idealizzata sono costitutivi dei nuovi stili di vita iniziati con il boom economico degli anni Sessanta.

Anche la frequentazione assidua dei siti porno è una pratica tipicamente contemporanea, resa possibile dalle nuove tecnologie della Rete. I sondaggi statistici commissionati dal professor Foresta confermano che l’accesso alla pornografia non ha la portata di una minoranza emergente ma è una realtà diffusa per età e sesso anche se con frequenze diverse.

Tornando alla ricerca, i siti porno sono accusati di ‘anoressizzare’ il desiderio sessuale, di interferire nella psicobiologia complessa della risposta sessuale.

È evidente che il materiale pornografico hard offre suggestioni sessuali tipicamente virtuali, immagini esplosive che mascherano l’assenza della corporeità, che non danno intimità e non ne chiedono. Lo stesso vale per gli approcci erotico-sentimentali stretti via Internet, con o senza webcam: i sistemi sensoriali ed emozionali profondi non vengono direttamente coinvolti nell’elaborazione delle emozioni complesse tipicamente umane e nella memoria emozionale.

La Rete distribuisce velocemente materiale pornografico illimitato invogliando i giovani utenti a giocarsi in una partita che promette loro l’immediatezza del proprio comodo a scapito della coscienza delle necessità evolutive: la stimolazione virtuale di stati piacevoli della corporeità.

La facilità d’uso e d’abuso dei siti porno contribuiscono a elicitare stati di ‘dipendenza’ nei i giovani frequentatori, con la sequela dei noti caratteri ossessivi e compulsivi restrittivi dei campi d’interesse.

Il soggetto intrappolato nella porno dipendenza ha un’attività sessuale impoverita: il suo contatto emotivo con i personaggi virtuali è fluttuante, sostenuto esclusivamente dalle fantasie indotte dall’impatto visivo che vanno a spegnersi nell’autoreferenzialità erotica.

In attesa di precisi accertamenti scientifici, sembra ragionevole pensare che il prolungarsi di questa pratica incida negativamente sulla fisiologica della risposta sessuale individuale. I centri cerebrali che costituiscono la base biologica dei comportamenti appetitivi, in primis il sistema limbico e la corteccia sensoriale, restano privi delle fantasie sessuali coscienti e inconsce (‘sexual day-dreams’) così come delle emozioni e degli affetti che solitamente sono attivati nell’esercizio dell’attività sessuale completa. La conseguenza è che i bisogni pulsionali perdono vitalità e nell’utente s’induce una fase di refrattarietà del desiderio erotico eccezionalmente durevole.

Gli effetti del calo di desiderio associato all’evitamento di una prestazione sessuale vera e propria, fanno sentire tutto il loro peso sia quando sono portati nella vita di coppia, sia quando il soggetto è alla ricerca di un partner di vita: entrambe le condizioni richiedono un cimento, un confronto con la corporeità reale dell’altro.

Una suggestione in più sulla comprensione della sazietà sessuale da Youporn, ci viene  data dall’effetto ‘yes, we can’, derivato dai recenti studi che ritengono l’immaginazione in grado di modellare la realtà in funzione degli obiettivi perseguiti. Si tratta di una scoperta importante che suggerisce come, ad esempio, l’immaginazione del cibo basti temporaneamente ad appagare il desiderio di mangiarlo (University di Pittsburgh, studio pubblicato su ‘Psychological Science’). Per analogia, lo stesso effetto si può ottenere con le abbuffate d’immagini porno che escludono la relazione umana.

Il professor Foresta e la SIAMS, affermando che i ragazzini superesposti a porno immagini subiscono un’interruzione della maturità sessuale, forse si riferiscono al dato fenomenico dell’esperienza umana: a livello di evidenza immediata, il piacere sessuale si vive come qualcosa localizzato agli organi genitali. La sessualità umana, invece, chiama in causa i processi cognitivi ed emozionali responsabili delle attribuzioni di significato agli eventi, in particolare al riconoscimento del partner, che elaborano il dato percettivamente presente in atteggiamenti, aspettative, ricordi. Qui calza il celeberrimo concetto bioniano: la complessità della funzione sessuale si ‘apprende dall’esperienza’.

Recentemente Basson (et al. 2005) inserisce la ‘valutazione cognitiva’ dell’appagamento e dell’adeguatezza relativi ad un comportamento sessuale, come ulteriore fase della risposta sessuale. Il modello lineare di partenza è reso circolare: la valutazione cognitiva immette nuovo dinamismo tra le dimensioni della funzione sessuale sottolineando la forte reciprocità tra desiderio ed eccitazione sessuale, tra livello di soddisfazione e attività sessuale.

Sotto il profilo dell’intervento psicopedagogico, il processo valutativo dell’esperienza sessuale in termini di soddisfazione/insoddisfazione, rappresenta un aiuto per far riflettere i giovani utenti: i siti porno offrono contenuti erotici che forzano in senso marcatamente riduttivo la sessualità personale.

Ma quasi certamente è insufficiente perché la natura multidimensionale della sessualità umana è tale da imporre un inquadramento e un ‘approccio terapeutico integrato’ al soggetto portatore di  un disturbo sessuologico (Simonelli et al., 2000).

La comprensione clinica delle ‘anoressie’ passa attraverso l’analisi di quei fenomeni sociali ambigui che interagiscono negativamente con la natura della patologia. Qui accennerò a tre di questi.

Rispetto all’anoressia sessuale ma non solo, è da rimarcare la tendenza generale (specialisti media utenti) a patologizzare il disagio con l’effetto secondario di rafforzarlo.

Questa propensione consiste nell’attribuire carattere patologico a stati psicofisici (come la stanchezza, il disinteresse, l’invecchiamento) dandone spiegazione in termini tecnici per suggerire un disturbo presunto. “Già la descrizione e la definizione di uno “stato” comporta automaticamente un passo verso la medicalizzazione. Dallo stato di fatto si desume la situazione dello stato ideale o non ideale” (Klaus Gahl 28.02.2006).

Parimenti sono aumentati anche i cosiddetti disturbi sotto-soglia: sono cosidetti gli ‘stati’ di disagio non evidenti ma ritenuti pericolosi in quanto possono facilmente cronicizzare. Così facendo, il sistema sanitario innesca continui bisogni di cura e i cittadini rispondono con sempre più problemi e malattie http://educaweb.altervista.org/content/view/60/2/.

Un atteggiamento altalenante, non sempre consono agli obiettivi dell’educazione sanitaria, si riscontra in un eccesso di empowerment e di dipendenza del popolo-web nei confronti della divulgazione medica. È il caso, del cittadino che rivendica la salute in termini di responsabilità pubblica ma poi non è così attento a leggere il consenso informato; o dell’educazione sessuale tanto propugnata dalle agenzie educative di contro la quasi completa ignoranza in materia dei giovanissimi, causa per la quale confondono libertà sessuale con promiscuità e pornografia.

Per assecondare la sempre maggior richiesta di partecipazione attiva del popolo web,  le emittenze sanitarie si moltiplicano, non sempre a guadagno della buona informazione, e al medesimo tempo proliferano le cure-fai-da-te. Tutto questo pesa sulle condotte anoressiche egosintoniche con scarsa compliance: questi pazienti si sentono autorizzati all’autocura con conseguenze anche gravi.

Un altro paradosso sociale è evidente nella logica domanda e offerta dei materiali pornografici: l’anoressia sessuale da porno web (presunta) inquieta la specie umana perché la colpisce al cuore della vitalità eppure l’investimento sull’Eros non è mai stato tanto azzardato quanto adesso, pur nella consapevolezza che genera fattori di mantenimento del disagio.

Interessante è l’interpretazione che fornisce il professor Vincenzo Gentile: “Il disagio sessuale che sfocia in quella che è già stata chiamata “verginità di ritorno“ o “rivoluzione asessuale” deriverebbe quindi da una crescita degli adolescenti troppo precoce non accompagnata una maturazione sessuale vera e propria”. www.Rubriche/Salute/Medicina 2006”.

Dentro l’espressione ‘rivoluzione asessuale”, si coglie una certa coscienza da parte dei giovani di interpretare una controtendenza, un’emulazione con l’obiettivo invertito rispetto alla norma. Un rischio, è che proprio la dimensione gruppale dei porno-nauti possa funzionare da rinforzo positivo di natura socio-ambientale al consolidamento della pratica stessa, similmente a quanto accade con i siti pro-Ana.

Viene da dire che sui giovanissimi frequentatori della pornografia online il materiale conoscitivo è davvero scarso e non può essere avulso dal collegamento con la famiglia e con i risvolti sociali del fenomeno.

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1 Comment

  1. Se viene praticata una frequentazione ai siti porno è presumibile la presenza di desiderio e di fantasie sessuali che sfociano, probabilmente, in attività masturbatorie.
    Il punto di vista del “fenomeno” potrebbe dunque accogliere e produrre alcune domande.
    Ad esempio:
    – quanta attenzione viene data in ambito educativo alla espressione autentica di emozioni, aspirazioni, dubbi e certezze dei giovani?
    – Come viene incentivata la comunicazione dei vissuti personali?
    – Come viene favorito il contatto psico-fisico tra i giovani?
    – Quanto spazio e tempo divorano i modelli mediatici intrisi di decadenza e di putrefazione inerenti alla sessualità e al senso del vivere nella sua complessità e fatti diventare “normalità” dominante?
    – Quanta solitudine colpevolizzante e impotente si trova a inghiottire il giovane nelle condizioni descritte?

    Sono solo alcuni esempi.

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