Grafologia: diagnosi Prêt-à-Porter

SEGNALAZIONE

Cari colleghi, vi invito a guardare il servizio che Studio Aperto, il tg di Italia Uno, ha mandato in onda pochi giorni fa. L’argomento è: “I graffiti sui muri rivelano la personalità di chi li ha tracciati”. Per dimostrarlo interpellano una grafologa che si lancia in una serie spericolata di diagnosi di personalità commettendo il classico errore che qualsiasi studentello al primo anno di Psicologia sa essere il più grave possibile: “a questo segno, certamente questo tratto di carattere”. Vediamo quindi la grafologa lanciarsi in una specie di bignami della psicodiagnostica, elencando per ogni tratto grafico il significato corrispondente e giungendo quindi a conclusioni certe sulla personalità di chi ha fatto quella scritta, senza sapere nulla di più di lui o lei. Per non parlare della originalità di siffatte “diagnosi” (incredibile: chi fa i graffiti secondo la Nostra ce l’ha con la società in cui non si riconosce). Sono anche abbastanza perplessa dal fatto che questa persona, oltre a non avere alcuna idea di quanta maggior cautela serva per risalire dai singoli segni alla personalità nel suo insieme, faccia diagnosi di personalità non solo senza averne evidentemente troppa cognizione ma anche senza poterlo fare: non risulta infatti nell’albo degli psicologi. E forse è meglio così, sarei ben più incredula se a fare tutto questo fosse uno psicologo legalmente abilitato. Saluti a tutti.

http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/165969/la-grafologia-interpreta-i-graffiti.html

Silvia Bianconcini

COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA LORITA TINELLI

Le diagnosi da banco

La grafologia rientra nel vasto territorio delle scienze umane. Essa si propone l’obiettivo di analizzare un prodotto grafico, dallo scarabocchio al disegno e alla scrittura, mediante una serie di tecniche di misurazione e valutazione del tracciato, del suo dinamismo e del contesto grafico in cui si muove, al fine di avere un profilo di personalità dello scrivente dal punto di vista della intelligenza (apprendimento, attenzione, memoria, …) e dell’aspetto affettivo (energia vitale, strategie di difesa, capacità relazionali, mondo dei sentimenti, …).

In sostanza l’analisi grafologica non vede la scrittura in senso statico ed estetico, ma in un dinamismo di elementi che caratterizzano il tracciato che la penna lascia su un foglio di carta, come una sorta di encelografia. Le curve, gli angoli, gli arretramenti, i ricci … sono tutti simboli che assumono un significato in base alla loro interazione reciproca. Tali elementi vanno misurati, singolarmente, vanno osservati nella loro singolarità e nel loro insieme. Non solo, ma anche i più piccoli gesti, punteggiature, puntini di sospensione, pressione, velocità sono degli elementi che di volta in volta caricano di ulteriori significati lo scritto.

Infatti l’analisi della sola forma delle lettere non favorisce alcuna conoscenza dello scrivente, in quanto essa è l’aspetto più facilmente imitabile di una scrittura. Il tratto, il movimento, la velocità, gli spazi, la dimensione, la continuità, l’inclinazione, la traiettoria del rigo etc etc offrono dei contenuti di maggiore importanza nella conoscenza.

Per una buona valutazione è quindi necessario possedere un numero sufficientemente importante di documenti relativi allo stesso soggetto.

In Italia esistono diverse scuole di Grafologia, più o meno riconosciute, in cui gli studenti ricevono attestati o diplomi come Consulente Grafologo. Le scuole prevedono corsi di pochi mesi o anche di anni con piani di studi più o meno strutturati e che prevedono materie di insegnamento quali la psicologia, la pedagogia, l’epistemologia e la neurofisiologia, oltre che la storia della grafologia nel mondo.

Non esiste ancora oggi un albo univoco e riconosciuto che racchiuda i consulenti grafologi, ma esistono delle associazioni alle quali diplomati decidono liberamente di aderire o meno, pagando una quota annuale. L’AGP (associazione di grafologi professionisti) sta organizzandosi da tempo, per esempio, secondo una struttura simile ad un ordine professionale, con un esame di stato annuale prima dell’iscrizione ad un elenco di professionisti grafologi.

La stessa AGP ha redatto un codice deontologico al quale i consulenti grafologi devono attenersi.

Uno di questi articoli (n.1 Funzioni e competenza) recita per la precisione: il grafologo si deve astenere dal fare diagnosi in settori riservati al campo della medicina, della psichiatria e della psicologia.

La grafologia ha quindi una sua storia, per esempio si suole riportare la nascita della grafologia giudiziaria negli ultimi anni del 1800, è da tempo riconosciuta nell’ambito giuridico, dove sono predisposti albi specifici per i periti grafologi, ma la sua nascita come ‘scienza’, organizzata secondo una metodologia verificabile e verificata è relativamente recente. Anche le scuole che se ne occupano partono ancora da presupposti teorici differenti.

Quindi la grafologia ha delle basi scientifiche riconosciute, purchè utilizzata nel rispetto delle sue regole e dei suoi limiti.

La professionalità del consulente grafologo quindi, dipende molto dalla sua formazione scolastica. Frequentare un corso di grafologia senza avere una buona formazione nel settore della psicologia, favorisce molto spesso la pretesa di possedere uno strumento unico e inequivocabilmente perfetto per lanciarsi in affermazioni sullo stato di salute fisica o psicologia dello scrivente.

L’attività di valutazione dei simboli grafici richiede quindi professionalità e senso di responsabilità.

Nel filmato segnalato dalla nostra lettrice si possono evidenziare due appunti sostanziali, che rischiano di far cadere la grafologia in una sorta di psicologia da banco, se non peggio in una disciplina magico-esoterica:

1) il primo relativamente alle regole di analisi grafologica in base alle quali per poter ricostruire un profilo di personalità non è sufficiente l’analisi di un singolo elemento grafico. Né tanto meno è possibile  definire, in base al singolo segno, l’appartenenza di un individuo ad una precisa categoria.

2) il secondo relativamente al limite. La grafologia può aiutare a definire un profilo di personalità di un individuo (capacità a socializzare o meno, capacità riflessiva, gestione dell’emotività, …) ma non può spingersi in diagnosi di disagi o problematiche di tipo psicologico. Quindi, essendo in grande affinità con la psicologia,  può diventare un utile strumento di supporto alla diagnosi, ma solo se utilizzato da e con psicologi, che riescono a valutare gli elementi suggeriti dalla grafologia e dal grafologo nel complesso di un quadro di conoscenze più completo.

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6 Comments

  1. Buongiorno a tutti,
    leggo il post e resto sconcertata dall’ironia, neanche tanto sottile, che conduce l’intero intevento e che nelle ultime tre righe si accentua.
    Premesso che non ho visionato il video di cui si menziona e premesso che non entro nel merito dell’analisi grafologica fondata o meno su insufficienti elementi, resta da chiarire come si possa riportare ad un vasto gruppo di iscritti una visione personale, del tutto discutibile, in merito ad una professione qualificata come quella del grafologo professionista.
    L’intervento non sarà di certo un vanto per l’albo degli psicologi a cui, presumo chi scrive appartenga.
    I professionisti, gli scienziati in genere sanno porre i limiti della propria materia e delle altre discipline convenendo ad una pacifica convivenza: nessun grafologo può essere psicologo e viceversa.
    (salvo aver intrapreso entrambi gli studi).

    Con la speranza che di questi interventi infelici non venga più fatta blanda divulgazione saluto cordialmente.

    Francesca Villa

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    • @FRANCESCA VILLA, “Premesso che non ho visionato il video di cui si menziona e premesso che non entro nel merito dell’analisi grafologica fondata o meno su insufficienti elementi”
      Francesca, temo invece che il video e il tema delle “diagnosi” fatte in modo improprio fossero proprio l’elemento centrale dell’articolo.

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      • @Silvia Bianconcini,
        Ha perfettamente ragione era importante vedere il video!
        Temo però che l’ironia dell’intero articolo fosse rivolta ai grafologi e alla materia in genere.

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  2. Un saluto cordiale a tutti. Sono da molti anni grafologa e docente di grafologia, e mi permetto di intervenire nella discussione non per alimentarla ulteriormente in modo sterile, ma per aggiungere qualche dato e una riflessione.
    Da molti anni la grafologia è insegnata in alcune università italiane (Urbino, LUMSA a Roma, Bologna polo di Forlì), e straniere (in Spagna, in Svizzera,in Argentina, ad esempio) in Francia poi è univocamente accettata come strumento di selezione del personale anche negli enti pubblici. Esiste una Associazione Deontologica Europea dei Grafologi di cui fa parte anche l’Associazione Grafologica Italiana, che da oltre 40 anni cura la diffusione e la crescita culturale della grafologia così come la preparazione professionale dei grafologi professionisti. E quella del grafologo è una professione, peraltro anche apprezzata (dai giudici nei tribunali, dagli insegnanti e dai genitori, da imprenditori e dirigenti del personale, e anche da medici) anche se non esiste l’albo (né mai potrà esistere, dal momento che stante la normativa europea sono stati aboliti a favore di un sistema di certificazione delle competenze e della professionalità che dovrà essere periodicamente riconfermato e di cui si faranno carico le Associazioni professionali riconosciute a tale scopo dai Ministeri competenti ). Lo scorso marzo 2009 proprio l’AGI a Firenze ha organizzato un Congresso Internazionale sul tema dei giovani a cui hanno partecipato come relatori anche qualificati esponenti del mondo accademico italiano in ambito psicologico, pedagogico e medico. Non penso che possa essere messa in discussione la disciplina in sé e lo sa bene chi ne ha minimamente approfondito la conoscenza, andando oltre quello che offrono le vetrine dei media – spesso alla ricerca di sensazionalismo e “ricette” condensate in una manciata di secondi -. Come chiunque sia stato intervistato o invitato a partecipare a trasmissioni televisive sa quanto sia difficle sintetizzare in pochissimo tempo un intervento che richiederebbe ben più ampie spiegazioni, per non parlare dei tagli che vengono poi effettuati in post-produzione senza che l’interessato possa minimamente controllare. Oltretutto nel filmato l’intervistata dice “come ho già detto altre volte”, e quindi bisognerebbe vedere da quale contesto è stato tratto il filmato. Né la grafologa parla mai di “diagnosi di personalità”. Tuttavia, se può essere criticabile l’opera di un professionista (di qualunque disciplina si tratti), questo non può significare che la disciplina non sia valida. Nessuno si sogna di dire che la medicina non abbia basi scientifiche o non sia valida perché un medico sbaglia, né mi è mai capitato di vedere “censurati” interventi di tipo divulgativo – quindi necessariamente superficiali, anche se fossero ben fatti – di psicologi e psichiatri su riviste o trasmissioni televisive. Quando invece lo fa un grafologo, c’è sempre qualche coscienzioso spettatore che si affretta a scandalizzarsi e a rilevare la pericolosità di quanto detto. Chissà come mai.

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    • @Alessandra Millevolte,
      Grazie per aver apportato una risposta migliore della mia!
      Chiedo scusa se non sono stata molto professionale, ma sono stanca di sentire che la gente consideri la nostra professione, per banale ignoranza e disinformazione, poco credibile e paragonata alla cortomanzia.

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  3. ho lavorato abbastanza con i graffiti, e posso assicurarvi che questo video è l’intervento più strampalato che io abbia mai visto nel corso di molti anni di studio e di ricerca.
    voglio sperare che la grafologia possa essere una scienza più seria di quello che traspare dal servizio di studio aperto. a sua discolpa, vabbè, è un servizio di studio aperto.

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