Considerazioni notturne di un terapeuta della famiglia di Carl A. Whitaker

Prima Edizione: W.W. Norton & Company, New York, London, anno 1989
Titolo originale: Midnight musings of a family therapist
Autore: Carl A. Whitaker (1912-1995)
Edizione Italiana: Casa Editrice Astrolabio- Ubaldini Editore, Roma
Anno di pubblicazione: 1990
Costo: 16,00 euro
Numero di pagine: 241

 

Recensione di Immacolata Patrone

Carl Whitaker, uno dei maggiori esponenti della Terapia Familiare, scrive questo libro alla soglia dei suoi ottanta anni di vita. Esso rappresenta una sorta di manuale per psicoterapeuti e al tempo stesso la narrazione del processo di crescita dell’autore come uomo e psicoterapeuta. Un manuale indubbiamente diverso da quelli a cui siamo abituati, un manuale originale, scritto con linguaggio semplice, diretto, narrativo, in cui traspaiono da ogni riga lo spessore dell’uomo e del professionista, la sua umanità, acutezza, genuinità, humour, integrità.
Immergendosi nella lettura di questo libro si ha la sensazione di essere accolti con calore e di essere condotti per mano da un grande e rassicurante saggio, che con un misto di “durezza paterna” e “tenerezza materna” ci accompagna nel difficile e sorprendente cammino della vita, mettendoci di fronte alle sue personali difficoltà, alle paure, alle debolezze, agli insuccessi, ma anche alle gioie, ai successi, alle speranze, alla serenità per una vita pienamente vissuta.
I pensieri e i sentimenti che emergono nel lettore sono diversi e legati alle domande che si pone e alle risposte che va cercando. Alla curiosità, che permette di aprire la porta “dell’intimità” di questa vita, si accompagna, nel lettore psicoterapeuta, la speranza di poterne carpire i segreti, di poterne trarre degli insegnamenti, dei consigli, delle rassicurazioni che possano guidarlo nel proprio percorso professionale. Ma è lo stesso autore che con il racconto di sé e della sua vita ci comunica quanto l’essere psicoterapeuta sia inestricabilmente legato all’essere persona, uomo o donna, quanto unico ed originale sia il percorso di vita di ciascuno e, quanto l’essere autentici, mettersi in discussione, agire con onestà verso se stessi e verso gli altri siano elementi fondamentali che un buon terapeuta deve costantemente coltivare in sé. Egli da saggio qual è sa che l’unica vera certezza è l’incertezza: “Questo non è un manuale di istruzioni e non sono neanche sicuro che sia il manuale di quello che io ho fatto: è piuttosto un libro che narra del come suppongo di aver imparato a farlo. Il problema è che dubitando di me stesso non mi fido neppure dei miei pensieri. Forse nel loro insieme queste considerazioni sono solo il racconto fantasioso di come sono riuscito a sopravvivere”.
Partendo dalla premessa che non è possibile né facile sintetizzare in maniera esaustiva il pensiero di un autore, tanto meno considerazioni personali e professionali maturate in quasi ottanta anni di vita, passerò in rassegna sinteticamente alcuni argomenti affrontati nel libro.
Il primo capitolo del libro è dedicato ad una sintetica autobiografia arricchita da fotografie che lo ritraggono con la sua famiglia e con alcuni colleghi di lavoro. Descrive la sua infanzia trascorsa con la sua famiglia in una fattoria isolata vicino alla cittadina di Raymondville, a contatto con la natura, gli animali, impegnato nel duro lavoro dei campi e pervaso da un senso di isolamento. In seguito si trasferisce con la famiglia in città, s’iscrive alla facoltà di medicina e successivamente intraprende il percorso di specializzazione in ostetricia e ginecologia, che abbandonerà in favore della psichiatria.  Racconta delle varie esperienze di lavoro come psichiatra e psicoterapeuta, delle collaborazioni con importanti clinici incontrati nel suo percorso professionale, del rapporto con i pazienti, del tentativo di introdurre cambiamenti nella teoria e nella pratica della psichiatria di quel tempo, rendendo umana la patologia e lo svolgimento della terapia. Sperimenta nuovi modi di fare terapia, introduce il gioco, l’assurdo, punta sull’autenticità del terapeuta, trasforma il setting terapeutico da individuale a familiare ed introduce la coterapia. 
Dal lavoro decennale con gli schizofrenici e le loro famiglie Whitaker trae la convinzione “che la psicopatologia sia in realtà una prova di salute psicologica”, una guerra dichiarata che ciascun individuo combatte dentro di sé e contro la sua situazione esistenziale, al fine di non arrendersi ad “una schiavitù sociale”, per non rischiare di diventare “una non-persona“. Egli afferma che l’obiettivo principale di qualsiasi terapia è quello di aiutare le persone a liberarsi dalla prigione del proprio passato e dall’immaginazione del proprio futuro, permettendo loro di sviluppare nel presente la propria capacità di vivere e di essere persone, di essere se stesse  e in qualsiasi momento.
All’evoluzione del percorso professionale dell’autore si affiancano la crescita del suo nucleo familiare e l’emergere di vari disturbi psicosomatici che lo porteranno ad intraprendere una psicoterapia personale.
Negli ultimi anni della sua vita decide di farsi affiancare nella terapia dall’adorata moglie Muriel, compagna di tutta una vita e madre dei loro sei figli, della quale dirà: ” Fin dall’inizio della mia attività di psicoterapeuta è stata il mio consulente e il mio supervisore occulto”. Della coterapia con Muriel affermerà, a sostegno dell’intenso legame che li univa: “Il calore fra i coterapeuti, sia quello dell’amore e della cooperazione, che quello della rabbia e del disaccordo, si trasferisce alla coppia o alla famiglia.  Per dirla più chiaramente, si respira amore”.
Nei capitoli successivi l’autore affronta vari argomenti, esprimendo le sue considerazioni personali e gli insegnamenti tratti dalla sua lunga carriera di psicoterapeuta. Le sue riflessioni abbracciano diversi ambiti, dal lavoro con gli schizofrenici e le loro famiglie, al rapporto dell’uomo con l’intimità, al lungo processo di appartenenza ed individuazione che ci accompagna durante tutto il nostro percorso di vita e che si riflette nelle nostre relazioni familiari, di coppia e sociali. Si dilungherà sul tema dell’intimità, del matrimonio, della psicoterapia e dell’essere psicoterapeuta.
L’intimità, considerata una delle forze alla base della dialettica fra appartenenza ed individuazione, viene distinta in tre tipi: il delirio d’intimità, l’illusione di intimità e la realtà dell’intimità.
La realtà dell’intimità, rappresentata nel modo migliore dalla relazione madre-bambino durante la vita intrauterina, da considerarsi anch’essa un’intimità non completa, anche se estremamente profonda, accompagna l’uomo nel corso di tutta la sua esistenza e si pone alla base della dialettica tra l’io e il noi, ciascuno dei quali è fonte di sofferenza: “Nell’io c’è l’orrore dell’isolamento, nel noi il panico della schiavitù e della perdita del sé”.
Nel rapporto dialettico continuo fra appartenenza e separazione un posto centrale assumono il matrimonio e la relazione di coppia. Il matrimonio, considerato come il tentativo delle due famiglie d’origine di riprodursi, procede per tappe ed evoluzioni e può assumere diversi stili.
L’autore analizza dettagliatamente le dinamiche familiari e quelle psicologiche ed emotive delle varie fasi dell’evoluzione del matrimonio, considerato non solo come l’unione di due persone ma l’unione di due famiglie d’origine sempre presenti  e influenti nella vita della coppia. Scrive ironicamente: ” Il matrimonio è una cosa assurda, è un’esperienza che minaccia l’integrità di un individuo, il suo proprio essere, e che sconvolge fin nel profondo. E’ uno stato di coscienza alterato: più si va in  profondità, più è facile che accada qualcosa. Una nota di avvertimento: se non sopportate la solitudine, non sposatevi!” 
Nel lungo e difficile passaggio da una fase all’altra i coniugi affrontano diverse prove che li pongono continuamente in conflitto tra l’appartenenza alla propria famiglia d’origine e l’individuazione da essa e, tra l’appartenenza al noi della coppia e del nuovo nucleo familiare e l’individuazione da esso al fine di preservare l’unicità dell’io. Durante le diverse fasi s’instaurano diverse triangolazioni sia interne alle famiglie che esterne ad esse, con momenti di forte individuazione  (o di divorzio psicologico) e momenti di forte appartenenza. Il sano superamento dei diversi momenti critici può portare la coppia ad evolvere verso una unione più matura.
Le varie analisi fatte dall’autore sono accompagnate da esempi di casi clinici e da stralci di sedute in cui emerge con chiarezza la personalità, l’autenticità, l’ironia dell’autore, come in questo breve passo in cui parla ad una coppia in terapia con problemi di tradimenti reciproci: “Sarò felice di aiutarvi in un modo o nell’altro. O la smettete di scopare a destra e a manca e vi decidete ad avere un rapporto emotivo fra di voi, oppure portate qui tutta la vostra compagnia. Sono disposto ad accettare una qualsiasi di queste soluzioni, ma non sono disposto ad accettare le cose così come me le presentate voi.  Avete due psicoterapeuti fuori di qui (gli amanti) e voi lo sapete che non mi piace l’infedeltà!”
Nella seconda parte del libro Whitaker parla ampiamente della psicoterapia, delle sue diverse fasi  e dell’essere psicoterapeuti. Mette a confronto il processo terapeutico individuale con quello familiare, pone in primo piano, per il buon inizio e il buon proseguimento della terapia, non solo l’empatia che consente di entrare in contatto profondo con il dolore dell’altro, ma anche la definizione da parte del terapeuta delle regole del setting, a partire dalla prima telefonata dell’utente. Il terapeuta dovrà dimostrare fin dall’inizio alla famiglia la propria forza e la capacità di prendere in carico la sua sofferenza (battaglia per la struttura); in seguito quando la famiglia sarà pronta il terapeuta potrà affidarle la sua parte di responsabilità e renderla artefice del cambiamento: “L’obiettivo della terapia familiare è di restituire alla famiglia il controllo del suo cambiamento piuttosto che provocarlo” (battaglia per l’iniziativa).  Sottolinea l’importanza di questa prima fase e dei rischi di commettere errori che potrebbero compromettere il percorso terapeutico e pone l’accento sul processo terapeutico, considerato più importante del progresso terapeutico. “Il processo terapeutico significa ricercare se stessi … aiutare il paziente a sviluppare la sua personalità … restituirgli il potere di sopravvivere e di vivere, di essere creativo a dispetto del suo dolore e della sua impotenza”.
Nell’ultima parte del libro l’autore parla della crescita del terapeuta  e del passaggio che si compie dal sapere qualcosa sulla terapia, al fare terapia fino ad arrivare ad essere terapeuta. Il passaggio dall’essere terapeuti dilettanti all’essere terapeuti professionisti è un percorso difficile, durante il quale si può incorrere nel rischio di commettere diversi errori, rispetto ai quali l’autore mette in guardia il lettore e suggerisce una serie di “accorgimenti” da tenere sempre presenti e da utilizzare durante il processo terapeutico. Il terapeuta stesso è lo strumento di cambiamento, il suo cambiamento permette il cambiamento del paziente. Se il percorso avviene con successo e il terapeuta arriva ad essere uno psicoterapeuta professionista “riconosce i propri limiti e imposta la terapia in maniera efficace. Separa con molta cura il tempo, il luogo e il modo di “essere un terapeuta” dal fatto di “essere una persona” e avere una vita che non si esaurisce nel suo lavoro. Infatti, egli passa da un atteggiamento materno che tende ad adottare tutti quelli che ne hanno bisogno, a un atteggiamento da genitore affidatario che riconosce i limiti della relazione, sia di tempo sia di impegno pragmatico insiti nella figura di genitore affidatario”.

Author: Brian

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