AVATAR

Regia: James Cameron

Sceneggiatura: James Cameron

Attori: Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Stephen Lang, Michelle Rodriguez

Fotografia: Mauro Fiore

Montaggio: James Cameron, John Refoua, Stephen E.Rivkin

Produzione: 20th Century Fox , Giant Studios, Lightstorm Entertainment

Distribuzione:  20th Century Fox

Paese: USA

Uscita Cinema: 2009

Genere: fantascienza

Durata: 162 minuti

Formato: colore

di Giuseppe Preziosi

Per poter parlare di questo film bisogna iniziare a stabilire una cosa chiara: Avatar è una favola. Tramite questo genere narrativo Cameron tesse la trama del suo racconto.

Il film Avatar pone la questione di un conflitto. Le forze in campo sono chiare e nette, distinte.
Da una parte il mondo Pandora: puro, incontaminato, lussureggiante; in completa armonia con  il resto del pianeta vivono i Na’vi, un  popolo dalle fatezze antropomorfe che  sembra aver raggiunto un perfetto equilibrio con il mondo che abita e con tutte le altre forme di vita che vi dimorano.  Pandora è attraversato da una rete di connessione biologica che coinvolge tutti gli abitanti e che li rende partecipi ad un unico globale organismo. I Na’vi nonostante siano gli essere più evoluti (sono dotati di linguaggio, di rudimentali  tecnologie, addomesticano gli animali) non hanno tagliato il ponte con la loro origine animale, mantengono la loro connessione con il pianeta attraverso un organo che si trova alla fine delle loro trecce, una sorta di cavo usb organico che trova porte negli animali e nelle piante. Il termine di paragone immediato  è quello con i nativi americani: un intimo legame con il pianeta e un profondo rispetto per ogni forma di vita (quando i Na’vi vanno a caccia o sono costretti ad uccidere una belva feroce chiedono perdono e recitano una preghiera per la vita che hanno tolto), un forte senso della comunità e dell’appartenenza al popolo; il culto dei guerrieri e dei cacciatori e per gli ideali che incarnano (coraggio, lealtà, forza, sacrificio), danze e balli rituali, sciamani, capi tribù. Non c’e’ nessun vero malvagio tra i Na’vi, le ultime divisioni tra le tribù sono un eco lontano e superato.
Ad aprire il vaso di Pandora e a scoprirne i mostri che contiene intervengono gli umani: questo segreto terribile nascosto nelle cavità del pianeta è l’unobtanim, un minerale enormemente prezioso che potrebbe risolvere i problemi energetici della Terra. Con loro si muove tutto un soffocante carico di tecnologie, armi, droidi, marines (immancabili e sempreterni), razzismo, pregiudizi, avidità, grigio, nero, fumi di scarico, multinazionali,  imprenditori, industriali e un piccolo drappello di onesti e pacifici ricercatori che sono costretti a appoggiarsi ai finanziamenti privati per portare avanti le loro ricerche sul pianeta Pandora. I loro tentativi di integrazione con i nativi sono già fallimenti del passato; il progetto di un scuola umana per Na’vi è fallito e come solo risultato resta la conoscenza dei reciproci linguaggi. Questo gruppo di ricercatori è riuscito però a sviluppare la tecnologia degli avatar: una sorta di ibridi tra umano e Na’vi che possono essere comandati tramite interfaccia mentale. L’umano da cui è derivato geneticamente l’avatar può comandarlo inserendosi in una capsula in uno stato simile al coma controllandolo come se fosse il suo vero corpo; questo processo si inverte quando l’avatar si addormenta.
Il protagonista/eroe Jake Sally è un marine costretto alla sedia a rotelle e destinato a comandare un avatar perché in possesso dello stesso codice genetico del fratello ricercatore morto improvvisamente. Per una serie di coincidenze, disavventure e beata ingenuità Jake riesce, nel corpo del suo avatar, a integrarsi nella società dei Na’vi come nessuno era riuscito prima. Supera tutte le prove per diventare un guerriero, entra nelle grazie della principessa e viene accettato come uno del popolo e non come uno straniero.
Inizialmente Jake utilizza questa condizione per fornire informazioni strategiche al capo dei marines; l’albero sacro dei Na’vi, la loro dimora, è posizionato sopra il più grande giacimento di unobtanim. L’unico modo per convincere gli abitanti di Pandora a spostarsi sembra essere l’aggressione e né il rappresentante della multinazionale a capo della spedizione né il comandante delle forze armate hanno scrupoli a calpestare ogni forma di resistenza che li separa dal loro obiettivo. Il contatto con i nativi però convince Jake a prendere le parti dei Na’vi e di tutto Pandora.  Lo scontro è aperto ma non è solo tra due popoli ma tra un pianeta intero e un vorace predatore che intende razziarlo. Il finale è scontato.
Il racconto di Cameron si concentra sul percorso interiore di Jake, un personaggio ibrido tra l’umano e l’alieno (che tra gli uomini è costretto a subire i pregiudizi per la sua condizione di handicap e tra i Na’vi è celebrato come un formidabile guerriero) posto dinanzi ad una scelta; una scelta che lo porta a tradire la sua natura di umano e costruirsi una nuova identità; a rinunciare al suo corpo ferito per una nuova incarnazione. La trasformazione di Jake è lineare, il film la accompagna in un percorso progressivo e fluido; ogni spettatore sa quale è la scelta giusta, quale è la parte da cui stare.
Questa è la lente attraverso cui Cameron decide di guardare questioni enormi della nostra Terra:  l’imperialismo americano, l’insaziabile avidità del capitalismo moderno, la crisi energetica, il devastamento ambientale. Come è possibile stare dalla parte del consumismo, della plastica, dell’individualismo sfrenato, delle automobili, del petrolio, della guerra, del razzismo, dell’inquinamento quando abitiamo un pianeta meraviglioso dove potremmo vivere tutti in pace e prosperità?  Questo film non può dircelo.
Allora va preso per quello che è: una favola appunto. Un racconto meraviglioso dove il mondo di Pandora ha, grazie all’uso di moderne tecnologie, le apparenze di un Eden lisergico, un trionfo di colori e forme, un “surrealismo realistico” dove lo spettatore può perdersi e dimenticarsi per un po’ di aver parcheggiato sulle strisce pedonali.

Chiara Santi

Author: Chiara Santi

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