Basta un poco di zucchero e la pillola va giù

SEGNALAZIONE 1

Scusate cari colleghi se vi disturbo per una sciocchezza di questo genere, dobbiamo farci forza perché la strada è lunga e in salita.
Su Repubblica di oggi, venerdì 13 Novembre 2009, p. 33, una paginona sulla depressione, tutta in termini organicisti, con il solito accenno finale alla necessità dell’abbinamento farmaci-psicoterapia. La psichiatra intervistata ha persino detto che quando ha avuto la notizia che il calciatore che si è suicidato era seguito da uno psicologo ha avuto i brividi (sottinteso: perché non era curato bene).
Intanto, preparo una breve segnalazione per l’Ordine.

P.S.: Per la cronaca, lo psicologo tedesco che fa venire i brividi è anche psichiatra

(http://www.klicktel.de/telefonbuch/koeln,Markser,31771500,eintrag.html).

Lettera firmata


ARTICOLO ORIGINALE Tratto da La Repubblica

La depressione non è più invincibile nuovi farmaci e hi-tech ci tirano su

Fonte La Repubblica 13 novembre 2009

VERA SCHIAVAZZI

Diagnosi precoce e appropriata. Stimolazione magnetica intracranica. Stimolatori elettrici per il nervo vago. Terapia della luce. Privazione del sonno. Se i farmaci – ormai efficaci nel 70 per cento delle depressioni “severe” – non funzionano, ci sono altre terapie diverse da quelle psicologiche per cercare di proteggere i pazienti da se stessi. «Quando ho letto che Robert Enke, il portiere tedesco suicida, era assistito da uno psicologo, ho avuto un brivido, pur non potendo sapere se era proprio così», confessa Laura Bellodi, una delle psichiatre italiane più note tra chi si occupa di ansia, depressione, disturbi ossessivi. E il suicidio del portiere tedesco diventa così l´occasione per un nuovo dibattito tra medici sulle armi delle quali la scienza dispone oggi per salvare chi, una o più volte durante la sua vita, incontra la depressione.
Due i problemi principali con i quali gli psichiatri, in prima linea nella cura dei pazienti più gravi, si scontrano ogni giorno nei servizi pubblici (dove oggi è in cura l´1,5% della popolazione italiana) o negli studi privati. Il primo, paradossalmente, è rappresentato proprio da farmaci sempre più efficaci, dall´antico litio, di nuovo di moda, ai più recenti stabilizzatori dell´umore, nati per combattere l´epilessia e ora utilizzati con efficacia soprattutto nella terapia del disturbo bipolare (pazienti nei quali ai momenti di depressione se ne alternano altri che assomigliano all´euforia). «Chi li utilizza, proprio come chi deve curare la propria ipertensione o altri disturbi cronici deve continuare a farlo spesso, per periodi molto lunghi – spiega Filippo Bogetto, direttore della clinica di Psichiatria universitaria delle Molinette di Torino dove si sperimenta lo stimolatore per i pazienti che non rispondono ai farmaci – La sfida è proprio lì: convincere il paziente che si sente meglio a non sospendere la cura». Conferma Bellodi: «L´assunzione regolare dei farmaci evita a molti pazienti le ricadute e rappresenta un´efficace terapia di mantenimento. Chi continua a prenderli seguendo le prescrizioni si risparmia uno o più episodi che talora, purtroppo, possono essere anche molto gravi». E chi non risponde ai farmaci? «La garanzia totale non esiste. Oggi però disponiamo di molte risposte che, anche senza evocare terapie da noi assai impopolari come l´elettrochoc, possono essere utili: stimolazione magnetica, luce, privazione del sonno». E Vittorio Lingiardi, docente alla Sapienza di Roma, psichiatra e psicoterapeuta, aggiunge: «La prescrizione sta sempre all´interno di una relazione terapeutica. Non possediamo ancora la pillola della felicità, farmaci e psicoterapia devono andare insieme». E dall´Australia arriva un´altra notizia: per il Commonwealth Scientific Research Organization chi si sottopone a una dieta (e non è già colpito da una depressione maggiore) potrebbe avere un calo d´umore, a causa del taglio sui carboidrati come pasta e pane. Forse è per questo che gli italiani restano, almeno in questo campo, in fondo alle classifiche negative.

SEGNALAZIONE 2

I topini euforici

Salve, volevo segnalare questo articolo apparso su Tiscali.it il 13 novembre 2009. Non ho parole, lascio spazio ai vostri sempre utili commenti.

Lettera Firmata

Fonte Tiscali.it – 13 Novembre 2009

Scienza Creati dei topini euforici, sono immuni da depressione e ansia
E’ nata una nidiata di “topolini super-allegri”, immuni da depressione e ansia. I topolini “sempre sorridenti” sono stati creati mettendo ko nel loro Dna il gene PKCI/HINT1 che, finora solo sospettato di avere un ruolo nei disturbi dell’umore, è stato quindi scoperto essere cruciale nel regolarne l’andamento. L’evento, che potrebbe anticipare nuove cure contro ansia e depressione, è merito di Elisabeth Barbier e Jia Bei Wang, della Scuola di Farmacia dell’Università di Baltimora in Maryland. Lo studio, pubblicato sulla rivista BMC Neuroscience, individua nella proteina prodotta dal gene PKCI/HINT1, ovvero la proteina interagente con la protein-chinasi C, un possibile bersaglio terapeutico per depressione, ansia, disturbo bipolare e schizofrenia. La proteina PKCI/HINT1 era nella lista dei sospetti per implicazioni nei disturbi dell’umore in quanto studi su tessuti umani postmortem avevano dimostrato la sua presenza in quantità anomale nel cervello di pazienti con schizofrenia e disturbo bipolare. Così i due ricercatori hanno tentato di vedere cosa succede all’umore di topolini creati da embrioni in cui è stato definitivamente eliminato il gene PKCI/HINT1. I topolini nati senza il gene sono risultati, a tutti i test fisiologici e comportamentali, meno inclini a soffrire di disturbi dell’umore, ansia e depressione. Non solo questi animali potrebbero essere usati come modello di studio per molti disturbi dell’umore, concludono gli esperti, ma mettono anche in luce il fatto che PKCI/HINT1 ha un ruolo chiave nel controllo dell’umore. 13 novembre 2009

COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA CHIARA SANTI

Per fortuna che fra poco è Natale. Se saremo fortunati, infatti, in mezzo ad Ipod, blu-ray e cellulari di ultimissima generazione a cui manca solo di fare il caffè, potremo trovare anche qualche stimolatore magnetico intercranico o vibratori elettrici per il nervo vago. Che, diciamocelo, fanno sempre la loro porca figura in salotto, appoggiati sulla mensola del caminetto.

Immagino già la scena. Quest’anno, al noiosissimo rituale di apertura regali in mezzo ad orde barbariche di parenti, di fronte all’immancabile domanda: “e a te cos’hanno regalato?”, potremo rifarci di tutta una vita di angherie subite e sguardi ironici stile “ma quanto sei sfigato” alle nostre patetiche risposte su doni alquanto banali e insulsi come calzini, fazzoletti (che portano pure sfiga) , sciarpe e guanti, per non citare le immancabili cravatte. Ora, con ghigno superbo e un po’ malefico, potremo guardare finalmente dritto negli occhi il cugino del marito della zia di terzo grado e rispondere: “un energizzante del mio DNA con specifica azione bersagliante sulla proteina PKCI/HINT1”. E sfido chiunque a non rimanere basito e ammirato di fronte a cotanta risposta.

Che poi, diciamocelo, non farà mica bene solo al nostro orgoglio e all’immagine del nostro vecchio caminetto. Otterrà molto di più: ci permetterà di essere sempre immancabilmente felici. Insomma, passeremo tutto il pranzo di Natale, solitamente sopportato di malavoglia, con la battuta pronta e la pacca sulla spalla. Risate, barzellette a spron battuto e qualche recita istrionica, magari anche un balletto improvvisato. Roba che ai nostri 73 cugini di tutti i gradi verrà voglia di chiedersi se quel maledetto aggeggio ha pure un tasto power che può essere messo su off.

Ok, stime ottimistiche, ammettiamo. Per ora abbiamo solo la certezza che ci si riesce coi topolini. Insomma, non sappiamo se quel musone di nostro marito troverà nuovamente il sorriso o quella pelandrona di nostra moglie ci comparirà ancora, come ai cari vecchi tempi, in abiti discinti, esibendosi in uno streap-tease che manco Kim Basinger in 9 settimane e ½, ma di certo potremo tirare dei sospiri di sollievo, perché i ratti che ci girano per casa lo faranno con uno spirito diverso. Magari c’è il rischio che si mettano ad organizzare festini in soffitta tutte le notti fino all’alba, tenendoci svegli…ma volete mettere avere delle belle pantegane felici quanto può incidere positivamente anche sul nostro tono affettivo? E poi, nessun problema. Anzi, secondo l’articolo della Repubblica, un po’ di sana privazione di sonno può solo far bene all’umore!

Per questo, di certo, a Laura Bellodi devono essere venuti i brividi (o forse per colpa della suina? Ma vuoi proprio che non abbia fatto il vaccino?), quando ha sentito che il portiere Robert Enke, purtroppo recentemente scomparso a causa di un suicidio, si curava da uno psicologo. Ma come, dico io, ancora stiamo fermi alla cura psicologica? A risolvere con le parole e le relazioni quello che la scienza ci fa passare con due pillole e un po’ di tens al cervello? Primitivi!

Grazie a Dio, a breve non ci dovremo più preoccupare di questi fastidiosi rituali; potremo eliminare riflessione, consapevolezza, analisi ed empowering come concetti e vocaboli ormai in disuso. Perché noi, noi sì che c’avremo il nostro bel elettrocerebrostimolatore!

Per fortuna che fra poco è Natale.

Nota Redazionale al margine

Ci scusino i nostri lettori abituati a interventi in chiave scientifica da parte della nostra redazione e del nostro comitato di esperti, ma la chiave ironica e satirica di questo commento nulla intende sottrarre sia alla serietà del tema in oggetto, la depressione (che meriterebbe ben altra attenzione), sia alla gravità di certa pseudo-informazione, spesso veicolata da testate importanti come Repubblica a cui non fa certamente onore ospitare questa versione tecno-pop della salute mentale. Questa testata in particolare appare, nella sua linea editoriale riguardante la psicologia, del tutto piegata a logiche di promozione dell’ultimo ritrovato farmaceutico o tecnologico, veicolando da troppo tempo un’idea genetista e medicalista della psiche umana assolutamente mortificante e che mal si concilia con la presenza tra i suoi collaboratori di personalità della cultura di rilievo.

Peccato.

In redazione OPM abbiamo deciso perciò di non scomodare nessuno dei nostri esperti per rispondere ad un’informazione di questo livello, ed abbiamo pensato che l’unico commento possibile fosse sorridere su i “brividi” della Dr.ssa Bellodi e sui topolini euforici.

Chiara Santi

Author: Chiara Santi

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