Le malefatte degli “psi”

SEGNALAZIONE

Ci sono pervenute due segnalazioni sulla stessa pagina  on-line :

In questo link: http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/esteri/germania-terapia-gruppo/germania-terapia-gruppo/germania-terapia-gruppo.html sul sito di Repubblica on line (quindi probabilmente sarà anche nella versione stampata del giornale cartaceo), questo articolo che nel titolo parla di “psicologo”, descrive una tragedia in cui quello che di seguito viene chiamato poi “medico”, quindi escluso che sia uno psicologo, durante una terapia di gruppo somministra (ancora meno probabile sia uno psicologo) varie sostanze psicotrope, che causano il decesso di due pazienti e il coma grave di un terzo. questa è una confusione grave (psicologo vs medico), ancora più grave a mio avviso se associata ad un crimine così pesante, su tutti i livelli (penale, deontologico, ecc…), con la qualifica di psicologo piazzata proprio nel titolo, così che è immediato associare – indebitamente – il crimine alla categoria!

Lettera firmata

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/esteri/germania-terapia-gruppo/germania-terapia-gruppo/germania-terapia-gruppo.html Nel titolo dell’articolo si parla di psicologo in realtà nel testo risulta chiaro che la persona che ha commesso il reato è un medico. la solita confusione tra medici e psicologi?

Lettera firmata

TESTO ARTICOLO

Germania, lo psicologo droga i pazienti due morti durante la terapia di gruppo

Una delle dodici persone che erano nello studio medico di Berlino ha telefonato ai servizi medici per chiedere aiuto. Un terzo uomo è grave.

BERLINO – Ha drogato i suoi pazienti, durante una terapia di gruppo: a Berlino due persone sono morte e una terza è in coma. Il medico che conduceva la seduta è stato arrestato: è accusato di aver somministrato sostanze che hanno provocato la crisi letale ai suoi pazienti. Durante la seduta una delle dodici persone che partecipavano alla terapia ha telefonato ai servizi medici di emergenza mentre parte del gruppo stava perdendo conoscenza nello studio del medico, alla periferia della capitale tedesca.

Un uomo di 59 anni è morto sul posto, mentre un altro paziente di 28 anni è deceduto in ospedale, dove era arrivato in coma. Un terzo uomo è ancora in coma e le sue condizioni sono ritenute critiche, mentre gli altri nove sono stati dimessi, ha reso noto la polizia. A quanto riferisce la procura, il medico, 50 anni, è stato interrogato e ha ammesso di aver somministrato ai pazienti “varie sostanze e psicodroghe” per “ampliare la loro coscienza”. Al momento non ci sono indicazioni che il medico volesse deliberatamente uccidere i pazienti e la polizia non è ancora in grado di chiarire quale droghe siano state usate.

Il professionista, si legge sulla targa all’ingresso del suo studio-abitazione, offre terapie ‘psicolitiche’. Secondo indiscrezioni non confermate, riportate oggi dai giornali, ai pazienti era stato offerto un cocktail di eroina, anfetamina ed ecstasy. Alcuni pazienti erano ancora coscienti, ma in stato confusionale, quando sono intervenuti i servizi medici e si sono opposti con tutte le forze al ricovero: è dovuta intervenire la polizia.
(20 settembre 2009)

COMMENTO REDAZIONALE

In effetti, le segnalazioni pervenuteci dai lettori parlano già da sole: non è la prima volta, per la verità, che ci si imbatte in questo “equivoco” tra medico e psicologo nei reportage di condotte sanitarie poco edificanti. Noi non sappiamo se questo sedicente conduttore di gruppo fosse effettivamente medico o psicologo, e francamente il dettaglio ci sembra secondario rispetto alla tragicità della notizia. Di sicuro, qualcuno che somministra droghe e uccide i suoi pazienti è innanzitutto un criminale, indipendentemente dalla professione che svolge.

Di certo questa continua confusione (è indicato lo psicologo nel titolo e nell’articolo diventa medico) non aiuta affatto il lettore a differenziare chi fa cosa e diventa infine un’informazione disorientante e fuorviante. Nello specifico il messaggio particolarmente errato che viene veicolato da questa notizia è quello che fa rientrare tra le metodologie terapeutiche dello psicologo la somministrazione di farmaci o sostanze psicotrope.

Va perciò specificato che in Italia, in Europa e in tutto il mondo, tranne rare eccezioni in USA, lo psicologo non prescrive farmaci (a meno che non svolga la doppia professione di psicologo e medico e sia quindi abilitato anche alle prestazioni mediche, tra le quali, appunto, la prescrizione di farmaci)

A tal proposito, il nostro Osservatorio ha predisposto un Glossario (in progress) nel quale vengono chiariti molti di questi equivoci. Lo mettiamo a disposizione della stampa e dei media per una migliore informazione al pubblico.

COMUNICAZIONE ALLA REDAZIONE DE LA REPUBBLICA

Gentili Redattori,
il nostro Osservatorio ha ricevuto due segnalazioni in merito al vostro articolo: “Germania, lo psicologo droga i pazienti due morti durante la terapia di gruppo” del 20 settembre 2009, edizione on-line.

Potete rinvenire la relativa documentazione qui:

http://www.osservatoriopsicologia.com/category/segnalazioni/
Saremo felici di dare visibilità a una vostra eventuale replica.
Sperando di svolgere con il nostro lavoro un servizio utile al miglioramento della divulgazione scientifica in psicologia, porgiamo i migliori saluti.
Roma, 24 settembre 2009

La redazione di OPM

Fabio Fareri

Author: Fabio Fareri

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2 Comments

  1. L’ignoranza, si sa’, non si giustifica,avete ragione, ma quando a proporre un seminario, tra gli eventi di autunno, è lo stesso Ordine degli Psicologi del Lazio, ci si preoccupa ancora di più; ebbene, sabato 7 novembre tra gli eventi citati si terrà il Convegno c/o la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma “Omosessualità e Psicoterapia”!!!!!!!…………no comment!!!!!!!!!!!
    Stefania

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  2. Con la grande stampa ho l’impressione sia inutile polemizzare, ma anche cercare di correggere, eventualmente ex-post-facto, “images” pubbliche e convinzioni personali che i fatti dimostrano poi tenaci, quasi testarde . Penso che sia molto più utile cercare di operare attivamente in anticipo, sul contesto, ad es. sforzandosi più nel lavoro di presentazione, pubblicazione della richieste della categoria, dei dati del lavoro ecc., invitando a partecipare la stampa e, più in là, i media. La scelta di operare come psicologi in modo autonomo, senza vassallaggi ad altre discipline è senz’altro giusta e coraggiosa, ma è temeraria nella misura in cui affrontiamo uno scontro con categorie molto più potenti (medici ecc.)senza i necessari sforzi di procurarci una visibilità adeguata, e positiva, al ruolo che abbiamo scelto di giocare. E poi alla fine battaglie di dignità professionale (nei confronti di counselors o quant’altro) vanno accompagnate anche da serie proposte di formazione e aggiornamento. Non per fare confronti inutili, ma l’Ordine tedesco degli psicologi ( BDP-Bunderverband Deutscher Psychologen), al quale sono iscritto insieme all’Ordine italiano, propone ad es. ogni anno parecchie dozzine di iniziative formative di notevole livello. Possibile che gli Ordini regionali non riescano ad aggregarsi tra loro per raggiungere la necessaria “massa critica” in vista di iniziative analoghe ? Non esiste qui il pericolo che la regionalizzazione giovi più alla formazione di piccole entità chiuse e un po’ baronali, più che all’interesse di una categoria tanto numerosa quanto in difficoltà sul terreno della propria riaffermazione ?

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