Scoperta la schizofrenia bilaterale

SEGNALAZIONE

Martedì 1 settembre Repubblica dava in cronaca nazionale la notizia della strage di Reggio Emilia: un uomo uccide moglie e figli, ferisce la vicina e infine si lancia dalla finestra. Commentando la tragedia, il giornalista riferisce che l’uomo era in cura al Centro di Salute Mentale per schizofrenia “bilaterale”, un lapsus piuttosto grave, nella penna di un giornalista.

Lettera firmata

ARTICOLO ORIGINALE

[…] Vuota venti confezioni di Xanax. Beve superalcolici. Poi afferra il telefono. «Venite subito…»…Solo i parenti possono fornire una traccia. Raccontano agli inquirenti che Davide era depresso, irascibile. La moglie e il figlio grande gli avrebbero dato un ultimatum: o torni quello di prima, o vai fuori. Ma Davide non era più quello di prima. Da due anni – quando era stato messo in cassa integrazione – era in cura presso il centro di Salute mentale. La diagnosi: schizofrenia bilaterale. «Eppure era simpaticissimo, uno che scherzava sempre», raccontano gli amici del figlio Thomas […]

COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA PIERA SERRA

La “schizofrenia bilaterale” ovviamente non esiste: la schizofrenia non è stata localizzata in nessuno dei due emisferi e tanto meno in entrambi. Si tratta certamente, come scrive il segnalante, di un lapsus. E come tale nulla toglie alla professionalità del giornalista. Tuttavia, è anche un indizio della diffusione di una percezione organicista del disturbo mentale. In effetti l’assurda diagnosi implica che sia stata scoperta una anomalia cerebrale responsabile della schizofrenia rilevabile con una semplice scansione dell’encefalo.

Il contesto del lapsus rende possibile una deduzione altrettanto fuorviante: la prevenzione di queste gravi tragedie si riduce a una buona diagnosi medica e conseguente cura. Oppure alla reclusione preventiva dei portatori della patologia. Comunque è cosa da delegare totalmente ai camici bianchi.

Occorrerebbe diffondere una contro-informazione: non solo non si è giunti alla localizzazione specifica della schizofrenia, ma, anzi, nella clinica si riscontra che i sintomi che compongono questa sindrome possono essere presenti sia pure episodicamente anche nella popolazione normale. E che i deliri e le allucinazioni dello schizofrenico non sono pure irrazionalità esitanti direttamente da disfunzioni cerebrali: possono avere un significato intelligibile e riferimenti alla sua storia e alle sue situazioni di vita.

Quanto poi ai rimedi, i farmaci sono di grande aiuto, ma conta anche, moltissimo, la cura delle relazioni interpersonali.

Comunicazione alla testata giornalistica:

Alla Redazione de La Repubblica

Gentili Redattori,

il nostro Osservatorio ha ricevuto una segnalazione in merito al vostro articolo “Massacra la famiglia e tenta il suicidio” del 1 settembre 2009, p.17.

Potete rinvenire la relativa documentazione qui: redazione@osservatoriopsicologia.com

Saremo felici di dare visibilità a una vostra eventuale replica.

Sperando di svolgere con il nostro lavoro un servizio per il miglioramento della divulgazione scientifica in psicologia, porgiamo i migliori saluti.

La redazione di OPM

Fabio Fareri

Author: Fabio Fareri

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3 Comments

  1. Però neanche possiamo diffondere informazioni poco chiare: nella schizofrenia, specie in fase produttiva (deliri e allucinazioni)e quando ci sono disturbi comportamentali significativi, i farmaci non solo sono importanti, ma fondamentali. Questa sottolineatura (che nulla toglie al commento della Dr.ssa Serra) è solo per evitare, data la scarsa compliance ai trattamenti dei pazienti affetti da schizofrenia (e a volte dei loro familiari), che qualche lettore possa mal interpretare e giustificare drop out terapeutici.

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    • Cara dottoressa Vinci,
      grazie per il suo commento: se c’è anche solo il dubbio che ci possano essere fraintendimenti in una materia così delicata, è giusto un chiarimento in più.
      Tuttavia, mi sembra che l’importanza dei farmaci nella cura delle schizofrenie sia ormai tanto indiscussa da poter essere data per scontata. Io comunque li ho citati come il primo rimedio, nel momento in cui ho voluto sottolineare che anche (sottolineo “anche”) il contesto relazionale può influenzare il decorso della malattia.

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  2. mi sembra giusto essere intervenuti.Io sono una lettrice affezionata di Repubblica,ma devo ammettere che spesso sono rimasta perplessa per quanto riguarda la salute mentale.Dire che era in cura al s.s.m. poi mi mette un po’ i brividi,visto che ci lavoro da trenta anni e so per esperienza diretta che il lavoro sul territorio mostra tutti i suoi limiti nel caso di pazienti non collaborativi:difficile dire quanto le terapie vengano assunte,difficile dire quali e quante “provocazioni” più o meno consapevoli siano state messe in atto da un contesto che sembra poco capace di registrare i comportamenti patologici e di definirli tali e soprattutto di collaborare in modo fattivo con i curanti.Evidentemente anche noi operatori presi dalla mole del lavoro quotidiano spesso trascuriamo l’importanza della comunicazione.Grazie per avere attivato questo osservatorio

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