Ascolta il motivatore: “[…]prendi la psicologia e togliendo tutta la lagna dell’inconscio fanne una materia pratica e moderna, utile.”

Fonte: Repubblica.it

ROMA – “Smettila di incasinarti”, “Tempo di risultati”, “Leader di te stesso” sono alcuni titoli di libri o dvd di Roberto Re. Vanno a ruba tra i manager che partecipano al seminario di formazione che si tiene in un albergo romano. Cinquecento persone arrivate da tutta Italia, cinquecento persone che da un giorno all’altro rischiano di trovarsi senza lavoro, mi spiega Stefano Cuzzilla presidente del Sindacato Romano Dirigenti Aziende Industriali, promotore del seminario. Nessuno si commuove per noi, lo capisco. Difficile, in questo momento di crisi, provare compassione per chi ha avuto stipendi come i nostri. Ma cadere dall’alto fa più male. Conosco persone che per mesi sono uscite di casa in giacca e cravatta come se niente fosse, e magari venivano da me in ufficio, a far passare la giornata. Per mesi, senza avere il coraggio di dire alla moglie che non avevano più un lavoro. Nel 2008 solo a Roma sono rimasti a piedi 600 manager. Molti di quelli che vedi qui neanche lo sanno che la loro azienda sta per chiudere, ma io sì.

Che fare? La mia risposta, dice Stefano Cuzzilla, è formazione. Le aziende hanno un fondo destinato alla formazione, che non viene quasi mai usato. Fin quando tutto andava bene, i manager lavoravano il più possibile per guadagnare il più possibile, senza tempo da perdere. Ma adesso non bastano più muscoli per reggere le diciotto ore al giorno di lavoro, serve la creatività per rimettersi in gioco, la flessibilità. Il coraggio di cambiare. Se sei costretto a passare da una grande azienda a una più piccola, devi saper fare più cose.

Mentre io e Stefano Cuzzilla parliamo, bussano alla porta. Entra un uomo, elegante ma un po’ dimesso. Sembra uscito da un racconto di Pirandello, sorride, risponde composto alle nostre domande impertinenti. Ecco, dice Stefano: lui era vicedirettore di non so cosa e adesso? Adesso, dopo mesi di disoccupazione, gli hanno offerto un contratto di consulenza. Alla metà del suo vecchio stipendio. Un terzo, precisa l’uomo malinconico e esce, facendo segno a Stefano che lo aspetta fuori, con calma. Capisci? Mi dice quando rimaniamo soli.

Roberto Re è l’uomo scelto da Cuzzilla per operare il miracolo della trasformazione. A lui e la sua organizzazione, la HRD Training group, si rivolgono non solo manager ma uomini e donne di tutte le età e delle più varie professioni: atleti in crisi di risultati, casalinghe malinconiche, studenti bocciati, avvocati senza clienti. Isolde Kostner lo ha cercato quando non riusciva più a vincere, Don Mazzi gli affida una volta l’anno i suoi ragazzi. Persone in difficoltà, o persone ambiziose, alla ricerca di un miglioramento.

Sono una specie di allenatore dell’anima, dice Roberto Re. Cerco di tirare fuori il meglio da ognuno, partendo dagli insegnamenti base: sviluppo della memoria e tecniche di apprendimento veloce. Faccio corsi di programmazione neuro-linguistica, insegno a parlare in pubblico o a sedurre l’interlocutore singolo, ho messo a punto un training fisico e una serie di esercizi motivazionali. Con me lavorano persone che insegnano i segreti dell’ipnosi, le buone regole per vivere in un team, come trasformare un fallimento in opportunità. Per capire cos’è il mio lavoro prendi la psicologia e togliendo tutta la lagna dell’inconscio fanne una materia pratica e moderna, utile.

Roberto Re è nato a Genova nel 1967, ha studiato un po’ di economia e un po’ di psicologia e poi è andato negli Stati Uniti. È lì che negli anni Ottanta ha scoperto la filosofia del successo, ha letto “Pensa e arricchisci te stesso” di Napoleon Hill, trenta milioni di copie, la Bibbia dei trainer motivazionali. Lì ha conosciuto il lavoro di Roy Martina, medico olistico, autore, selfness coach e trainer di trainer. E soprattutto Anthony Robbins, il guru dei guru, uno che si è curato il cancro a morsi e ha insegnato a campare a gente come Gorbaciov e Bill Clinton, ha confortato Nelson Mandela e spronato Margaret Thatcher.

Anthony Robbins, l’uomo che ha coniato la frase: If you can’t than you must, il mantra di Roberto Re. Il quale, tornato in Italia agli inizi degli anni Novanta, decide che si può fare, i tempi sono maturi. E inizia a proporre i suoi corsi da noi, nella terra dei disillusi.

Gli italiani, mi conferma, sono più scettici degli americani. Ho dovuto dare un aggiustatina al programma. Presentarsi come un guru non funziona, meglio spiegare, far riflettere, creare un approccio morbido. Non imporre niente, e infarcire ogni discorso di esempi pratici. La teoria è noiosa e non rimane impressa. Meglio fare che ascoltare. La sua invenzione della camminata sui carboni ardenti come esercizio di affermazione della volontà è diventata subito un cult.

I cinquecento manager che partecipano al seminario “Da manager a leader” lo ascoltano con attenzione. La parola chiave è cambiamento. Per ottenere risultati, bisogna uscire da quella che chiama Zona del comfort, lo spazio che abbiamo arredato intorno a noi, a nostra immagine, nel quale ci possiamo rilassare e non temere. Dobbiamo imparare a stare a nostro agio nel nuovo, nell’improvviso, dobbiamo smettere di avere paura e fidarci di noi stessi. Dice cose semplici, ma innegabili. Il suo segreto è farti vedere come tutto sia a portata di mano. Compreso il successo. Che però è niente senza la felicità. Che cos’è l’infelicità per te, gli chiedo. È la differenza tra ciò che abbiamo e ciò che vorremmo avere. Non molto diversa da uno scompenso ormonale, da una carenza di ferro, dunque. L’infelicità esiste, ma tranquilli: si cura.

(24 febbraio 2009)

Fabio Fareri

Author: Fabio Fareri

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14 Comments

  1. “Per capire cos’è il mio lavoro prendi la psicologia e togliendo tutta la lagna dell’inconscio fanne una materia pratica e moderna, utile”
    Se si riferisce all’inconscio freudiano, a tutta il polpettame psicodinamico:UN APPLAUSO!
    E’ che noi psicologi siamo così affezionati all’invidia del pene, non possiamo proprio farne a meno
    :-)

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    • @Luana,
      Non capisco perchè il mondo interno sconosciuto, oggetto dell’interesse psicodinamico, debba essere considerato “una lagna”.
      Credo piuttosto che la Psicologia, epurata dall’inconscio, perda molto del suo fascino, tanto più quando è messa al servizio di questa sorta di psycho-building.

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  2. Condivido il pensiero di Luana. Conosco tanti colleghi che anche nella vita quotidiana interpretano ed interpretano… Non facciamo coincidere la riflessività psicodinamica con l’unico aiuto che uno psicologo può dare, altrimenti svalorizzeremo non solo la nostra professione, ma anche questa e le altre (che non son poche) modalità di intervento!

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  3. Massì, eccolo il futuro della psicologia.. Tu! cammina sui carboni ardenti! BRAVOOO HAI SUPERATO LE TUE PAUREEE! APPLAUDITELO TUTTIII! YEAHHH LEADER DI TE STESSO! e tu? mollaccione che non ti levi i tuoi calzini e non cammini sui carboni? tirategli una torta in faccia! se non sei leader di te stesso non meriti di stare qui! lo faccio per te per motivarti! è la nuova tecnica ammmerigana! U-S-A! U-S-A! PNL! SEDUCI IL TUO INTERLOCUTORE! YEAHHH!

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  4. Ah, Ah, Ah!
    …non amo la PNL ma parlarne in termini di seduzione dell’interlocutore dimostra che di PNL si conosce poco e niente.
    E che l’invidia del Pene, il narcisismo, le pulsioni, le interpretazioni, l’esercizio del giudizio resistono – a dispetto dei tempi – tutte ingarbugliate nell’identità dello psicologhetto/guru/Doctor da lettino da 3 sedute a settimana per 10 anni.
    No, allora meglio camminare sui carboni ardenti. Non mi piace l’idea che qualcuno leghi a lettino un paziente per pagarsi il mutuo ventennale della casetta in periferia e giocare al Grande giudice sesso/inconscio-centrato interpretando, interpretando, interpretando…sogni, pensieri, opere e omissioni.

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    • @Luana,
      Se tu hai questa idea della Psicoanalisi, vuol dire che sei rimasta agli anni ’30 – a voler essere generosi – in quanto a cultura psicoanalitica. Il che, per uno psicologo, è ben più grave che il non conoscere bene la PNL.

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  5. ….non so cosa scegliere tra lettini psicodinamici mentalmente vecchi di 50 anni o Roberto Re e la branca dei parolai che parlano di sogni e vaghe rifocalizzazioni di obiettivi. Io mi occupo da 10 anni di formazione psicologica in azienda e ritengo che ci possano essere modalità più pragmatiche ed efficaci di e meno formazione meno venditrici di fumo di Roberto Re e meno contorte mentalmente della obsoleta psicodinamica. Il problema è che se in Italia continua a lavorare sempre e solo chi è più sponsarizzato siamo punto e a capo…..

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  6. Sono uno psicoanalista. Non credo che sia saggio, nè scientificamenta nè per l’immagine della nostra categorie, fare battaglie ideologiche come in molti degli interventi qui pubblicati. L’unica cosa su cui concordo è che tutti coloro che hanno “parlato” qui di psicoanalisi, si sono fermati alle nozioni scolastiche… di qualche decennio fa. A parte questo credo che se ci sono manager che attraversano un momento di crisi, persone timide o che non vogliono/possono fare un lavoro psicoterapico e se, sottolineo se, un’attività motivante, dove certo la suggestione gioca un suo ruolo determinante, può determinare un qualche movimento……. perchè no?

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  7. Ciao a tutti
    i colleghi…

    adoro il lavoro di Roberto Re e la semplicità che molte volte manca a noi psicologi. Spesso cerchiamo la scientificità là dove questa non può esistere…analisi compresa ;-)

    Utilizzo nella mia pratica privata la PNL con ottimi risultati e voglio sottolineare che essa (la PNL) è stata riconosciuta dal MIUR come scuola di psicoterapia…ed anche dalla EANLPt (European Association for Neuro-Linguistic Psychotherapy)…

    Il fatto che la PNL, così come molte forme di formazione in stile R. Re, vengano utilizzate per formare coach e counsellor che ci fanno concorrenza è segno del fatto che anche noi dobbiamo aggiornarci ;-)

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  8. Premetto che sono un sistemico, quindi non difendo la psicoanalisi ma neanche se ne può parlare nei termini di favole e soprattutto bisognerebbe conoscere qualcosa di più rispetto lle teorie freudiane. Non sono per terapie da 3 incontri alla settimana per 10 anni, ma difendo la professionalità di psicologi e psicoterapeuti rispetto a gente che inventa professioni dall’oggi al domani inserendo qua e là concetti di psicologia. Sarebbe ora di finirla, perchè queste persone non si presentano mai dicendo: NON SONO UNO PSICOLOGO… lasciano sempre che la gente si confonda.

    Jody Gagliardo

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  9. Riguardo al commento di Jody, vorrei mettere in forte dubbio che la gente si “confonda” riguardo al fatto che R.Re o altri siano psicologi.
    Non è mica prerogativa esclusiva degli psicologi dispensare quelli che si ritengono buoni consigli di vita!
    Con questo voglio solo difendere l’intelligenza dell’italiano medio, non questo autore di libri, non potrei perchè non ho mai letto suoi scritti…
    Voglio però associarmi a Luana nella critica alla psicoanalisi, perchè se è vero che tanta utilità ha avuto agli inizi della Psicologia, oggi per essere credibile e utile si è dovuta modificare in suoi aspetti molto importanti! E, soprattutto, può disturbare il suo modo di esprimere i concetti (anche se condivisibili nella sostanza) con parole un pò “da favola” come dice Jody. In fondo la psicoanalisi è per molti versi una NARRAZIONE, appunto.

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  10. Il fatto è che ci sono ” interpretatori” e chiacchieroni a bizzeffe nella nostra professione, laureati in Diosacosa ecc.
    I pochi che , dopo aver preso una laurea vera, si dedicano galileianamente a capire EMDR, PNL, IPNOSI, BIOFEEDBACK, sono appunto troppo pochi.
    A proposito, sarebbe ora che ognuno si presentasse con indirizzo e titolo, magari anche eventuale pubblicazione scientifica.
    SCIENTIFICA, non l’articoletto sul giornalino psicoanalitico o le quattro righe che si strappano al professore di turno dopo un paio di anni di lecca lecca.
    Fabrizio d.
    Psi.Generale sperimentale

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  11. Sono uno psicologo, e nel mio percorso di vita ho provato su di me vari approccI terapeutici ultimante proprio la pnl, partecipando a dei corsi con R.Re! è molto bravo e mi ha aiutato molto, sono riuscito a superare alcune cose che con altri approcci terapeutici non ero riuscito! forse il perchè quello Che ti fa Roberto non è una psicoterapia, ma ti insegna uno stile di vita, una spinta alla motivazione, molte terapie possono funzionare a tempo breve, ma non dureranno a lungo i benefici se la persona non è relamente motivata a vivere una vita nel benessere emozionale fisico e mentale! ma è questo ciò che ti insegna la pnl.
    L’unico limite? è il fatto che la pnl essendo poco introspettiva in alcune persone può portarle a perseguire obiettivi effimeri e superficiali!
    Fabio D.

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  12. Se avessi letto “Leader di te stesso”, anche solo l’introduzione, non avresti potuto dire che queste persone non si presentano mai dicendo: NON SONO UNO PSICOLOGO…

    Infatti è la prima cosa che mettono in chiaro, sia Roberto Re che Anthony Robbins: “Non sono uno psichiatra, né un medico, né uno psicologo, né tantomeno mi occupo di curare alcunché”.

    Se, a questo punto, ti dovessi domandare: “Allora che fanno?”, avresti la chiara conferma che non hai la minima idea di cosa sia la PNL, e, come anche altri in questo spazio, hai sparato a zero su qualcosa che non conosci.

    Complimenti. Proprio una bel modo di presentarsi, per uno che parla dell’importanza di comprendere e sviscerare.

    Infine, ma questa non è una idea generalizzata, bensì solo una mia impressione, probabilmente, in molti casi, sbagliata, mi sembra che qualcuno parli solo per invidia.

    Che si tratti di “invidia del pene”, nei confronti di chi, a sua differenza, i “cosiddetti” li ha per davvero, e rischia di farti rimanere disoccupato?

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